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I nostri progenitori fruttariani (Armando D’Elia)

 

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Per una corretta comprensione dell’argomento di questo paragrafo occorre fare uno sforzo su sé stessi: si devono lasciare da parte tutte le teorie e le ipotesi sull’alimentazione dell’uomo preistorico che grosse forze economiche ed una scienza asservita al potere e al profitto hanno cercato di farci accettare a tutela di determinati interessi. Si deve invece cercare di dare risposte soddisfacentemente accettabili agli interrogativi che certamente suscita tale tema, utilizzando il buon senso, la logica elementare e i nostri orientamenti istintivi; sono, questi, tre semplici ma potenti strumenti dì indagine di cui tutti disponiamo e che dobbiamo rivalutare ed usare con determinazione.

Occorre partire da un dato di fatto incontestabile: i nostri più antichi progenitori non erano carnivori, non erano erbivori, non erano onnivori, erano semplicemente dei fruttariani e lo furono per moltissimi anni, i primi della loro esistenza. Essi, non ancora bipedi, vivevano sugli alberi della foresta, che dava loro l’unico cibo al quale la specie umana è biologicamente adatta, cioè la frutta succosa e dolce, che ancora oggi istintivamente appetiamo e cerchiamo sin da piccoli, e sino a che permane il nostro sano istinto alimentare. Quindi noi tuttora nasciamo fruttariani, non ci sono dubbi, non ce ne possono essere: da bambini desideriamo e rubiamo la frutta, non la carne, non la verdura, siamo attirati unicamente dal cibo più confacente alia nostra struttura fisio-psichica e quindi nutrizionalmente ottimale, come l’anatomia comparata, la fisiologia comparata, ed altre discipline scientifiche comprovano.

Indubbiamente esiste un cibo adatto, più di qualsiasi altro, per ogni specie animale e la frutta succosa e dolce è, appunto, il cibo naturalmente più adatto alla specie umana.
Scientificamente questo è spiegabile facilmente dato che esiste una stretta relazione, profonda ed atavica, tra un certo tipo di alimento e la struttura anatomo-funzionale dell’animale che di esso si nutre; tale relazione costituisce garanzia di conservazione e di salute per quell’organismo, per cui sarà “istintivamente” attratto da “quello” specifico alimento. Quell’organismo è, in conclusione, predisposto, per legge naturale ed in modo ottimale, alla ingestione e alla digestione di quell’alimento più di qualsiasi altro alimento. 

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La terminologia è importante; deve essere, quanto più possibile esatta, per evitare confusioni, errori di valutazione, interpretazioni fuorvianti, conclusioni sbagliate. Detto questo, ecco che sorge qui la necessità di fare chiarezza sulla differenza tra “fruttivoro” e “fruttariano” e tra “fruttivorismo” e “fruttarismo“. Parliamone, quindi. Il termine “fruttivorismo” indica un generico “mangiar frutta“; pertanto “fruttivoro” è “chi mangia frutta“. Orbene, se pensiamo che esistono popoli che non conoscono l’uso alimentare della carne o dell’olio, o del pane, o del latte non umano, ma che (significativamente!) non esiste alcun popolo che ignori la frutta come alimento, allora tutti gli abitanti delia Terra si potrebbero qualificare “fruttivori”, anche se assieme alla frutta mangiano altro? Certamente !

Ma quei frugivori che sono finalmente riusciti ad individuare nella frutta il proprio unico e duraturo alimento, ripristinando felicemente l’alimentazione naturale dei nostri antenati, sono dei fruttivori particolari che occorre distinguere dagli altri fruttivori chiamandoli “fruttariani” e chiamando “fruttarismo” il modello alimentare da loro raggiunto. Non sarebbe errato quindi dire che i fruttariani sono dei “fruttivori fruttariani“.
In conclusione, tutti i fruttivori, e quindi indistintamente tutti gli uomini della Terra, sono potenzialmente dei futuri fruttariani in quanto tutti inevitabilmente, più o meno tardi e più o meno velocemente, approderanno (questo è il vero progresso !) al fruttarismo, ambita meta di tutta l’umanità, impegnata ormai nel lungo viaggio di ritorno alla alimentazione naturale, che ha intrapreso molti millenni fa.

E’, questo, un viaggio lunghissimo, ma che verrebbe enormemente accelerato se da bambini fossimo lasciati liberi di crescere nutrendoci solo con la frutta, unico alimento che l’istinto ci suggerisce e che ambiamo mangiare e non fossimo invece soggetti alle pressioni deviatrici dei genitori, di coetanei già viziati, di pediatri che, ignoranti o venduti all’industria, influenzano purtroppo le cure parentali.

Ancora qualche nota di terminologia per affermare che si può validamente usare il termine “frugivoro” quale sinonimo di “fruttariano”, come autorevolmente confermano il glottologo Pianegiani nel suo “DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLA LINGUA ITALIANA” ed il linguista Webster nel suo “NEW INTERNATIONAL DICTIONARY” .
Va ricordato anche che la radice etimologica di fructus è la medesima di “frugale” e quindi di “frugalità”, per indicare un modello di alimentazione sobrio e limitato a modeste quantità di prodotti della terra, il che torna a lode del vegetarismo e, naturalmente, del fruttarismo.

 

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C’è chi, facendo leva sul fatto che fruges (latino) significa “frutti”, ma significa anche “biade”, sostiene, più o meno artatamente, che il termine “frugivoro”, se si privilegia tale secondo significato e se ci si riferisce all’uomo, giustifica il ricorso alimentare ai cereali da parte dell’uomo stesso. Una simile tesi è però scientificamente insostenibile per molti motivi e soprattutto per i seguenti, da tenere sempre presenti:

• I cereali danno dei frutti secchi (cariossidi) che, se interi, sono inadatti ad alimentare l’uomo mentre sono adatti, per esempio, a nutrire uccelli granivori, che sono forniti di un apparato digerente appositamente strutturato per la digestione di questi frutti/semi delle graminacee (famiglia alla quale appartengono i cereali) e ben diverso da quello umano. L’uomo riesce ad utilizzare i cereali soltanto mediante artifici, cioè: con la molitura e poi con la cottura, ricavando alla fine dei prodotti morti, privati, fra l’altro, del corredo vitaminico.

• All’uomo si addicono solo quel frutti crudi (cioè “vivi”), succosi e dolci, che costituirono – si ripete – la sua unica fonte di alimentazione nella preistoria, fonte che ancora oggi riemerge nei nostri istinti. Questi frutti contengono, in media, l’83% di acqua (ecco la percentuale dì acqua di alcuni frutti ed ortaggi-frutto : mela 81%, pesca 84%, pera 82%, uva 80%, fico 80%, prugna 81,4%, banana 72%, cocomero 90%, fico d’India 85%, melone 91%, arancia 86%, mandarino 85%, oliva 70%, ciliegia 75,5%, kaki 78%, nespola 74%, cetriolo 96,1 %, peperone 91 %, pomodoro 93,5%, zucca 87%, melanzana 92%, zucchina 91,3%).

L’acqua presente nella frutta è notevolmente più abbondante di quella contenuta nel corpo umano, nel quale l’acqua è presente nella misura del 65% circa; quindi il corpo di un uomo adulto pesante 70 kilogrammi contiene 45,5 kg di acqua.
L’acqua che introduciamo dall’esterno con l’alimentazione (acqua “esogena”) è un ottimo vettore fisiologico in quanto veicola i materiali alimentari, regola i processi biologici dell’organismo e, soprattutto, consente la disintossicazione dell’organismo stesso. E’ importante precisare che l’acqua “esogena” opera assieme all’acqua “endogena”, la quale – come dice il nome – si forma all’interno delle cellule dell’organismo ed è prodotta da fenomeni ossido-riduttivi a carico di glucidi, lipidi e protidi. Quest’acqua “endogena” promuove l’ingresso nella cellula dei principii necessari alta sua nutrizione, mentre l’acqua “esogena”, circolando all’esterno delle cellule, consente il drenaggio, per esosmosi, dei cataboliti intracellulari.

E’ ben noto che coloro che divengono vegetariani e si alimentano prevalentemente con frutta, ortaggi-frutto e ortaggi a foglia, vedono gradualmente scomparire la sete, in quanto l’acqua introdotta con tale alimentazione è così abbondante che il loro fabbisogno idrico viene totalmente coperto. Orbene, quale altro cibo consente tale copertura? Nessuno. Questa constatazione è una ulteriore prova che i vegetariani che stanno realizzando una simile alimentazione sono sulla strada giusta.

• La digestione degli amidi dei cereali è, come illustrato in altra parte del libro, particolarmente onerosa in quanto a dispendio energetico e alla fine approderà alla formazione, terminale di monosaccaridi (cioè zuccheri semplici, come, per esempio, il glucosio) che troviamo già presentì, pronti per essere assorbiti senza fatica, nella frutta succosa e dolce.

Se, invece, si fa riferimento non all’uomo come fruitore di cereali, ma ad altri animali, l’affermazione secondo la quale è corretto l’utilizzo alimentare dei cereali è scientificamente valida. Del resto si è già visto dianzi che per gli uccelli granivori le cariossidi (integre) dei cereali costituiscono cibo adeguato. Lo precisa – attenzione! – lo stesso glottologo Pianegiani (prima citato) il quale ci dice che fruges con il significato di “biade” si addice “propriamente alle bestie”, intendendo evidentemente per “bestie” gli animali non umani e particolarmente gli erbivori, i quali infatti usano le biade come foraggio e per i quali quindi è giusto dire, con il Pianegiani, che “si pascono” di biade.
Poiché questo capitolo fa parte di un lavoro imperniato sulle proteine nell’alimentazione umana, uno dei punti più qualificanti è senza alcun dubbio quello che riguarda le proteine della frutta, che costituirono per millenni l’unico cibo dell’uomo preistorico. L’uomo, però, ad un certo momento del suo passato preistorico divenne carnivoro e la carne, si sa, è un alimento eminentemente proteico, che continua ad essere presente nella comune dieta di gran parte dell’umanità.

 

Tratto dal libro “Miti e Realtà nell’alimentazione Umana – Armando D’Elia”

 

 

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I 6 semi della salute

Scritto Da Marta Albè
 

Sono piccolissimi, ma estremamente ricchi di proteine, fibre vegetali ed acidi grassi essenziali che li rendono in grado di aiutare l'organismo nella prevenzione di alcune delle malattie più temute. Si tratta dei semi, con cui poter arricchire la propria alimentazione aggiungendoli ad esempio al muesli della colazione o ad insalate e pietanze salate durante il giorno.

Molti di essi forniscono un importante contributo nella regolazione dei livelli degli zuccheri e del colesterolo nel sangue. Scopriamo allora insieme le sei tipologie di semi più salutari.


 leggi l'articolo di greenMe.it

 

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Meglio Crudo                                                          Pagina Facebook

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la vitamina B12

Il mito delle proteine

Un articolo di Domenico Drovetti

Benvenuto nel blog di Nutrizione Superiore. Nel nostro primo articolo abbiamo deciso di affrontare uno degli argomenti maggiormente frainteso e mal capito nel mondo della nutrizione, anche quella vegetariana senza eccezione, e nel mondo del benessere in genere.

La categoria proteine ha assunto negli ultimi anni una connotazione di particolare importanza; in effetti la sua derivazione dal greco protheus indica proprio un qualcosa di importante.

Crediamo però che questo fanatismo nel cercare in maniera quasi ossessiva il cibo iperproteico sia stato spinto da chi ha grande interesse nella vendita di integratori e dalle industrie casearie.

Proprio a causa di questa situazione, se sei vegetariano o vegano oppure ti stai avvicinando ad un percorso di alimentazione naturale, devi far fronte alla fatidica domanda: “Ma come fai con le proteine?”. Beh, non so tu, ma noi siamo abbastanza stanchi di sentirci ripetere questa domanda ogni volta che si intavola il discorso alimentazione con qualcuno che non conosce l’argomento.

Ti prometto che dopo aver letto attentamente questo articolo avrai una visione nuova sull’argomento proteine e saprai esattamente cosa rispondere a questa domanda. Con le informazioni presenti in questo articolo eviterai di commettere gli errori più grossolani che tutti fanno nella dieta e potrai puntare dritto verso la strada che porta alla salute.

Si sente parlare spesso dei tre macronutrienti carboidrati, grassi e proteine. La maggior parte delle diete sono concentrate sulle prime due categorie: diete low carb, diete low fat per esempio, ma in realtà poco si sente dire sulle proteine come costituente principale di una dieta.

Ultimamente diverse riviste scientifiche hanno stabilito  che meno mangi e più stai in salute e vivi a lungo… In effetti è vero che se al nostro corpo vengono forniti gli alimenti adatti e quindi lo si tiene pulito internamente ed efficiente, ha bisogno di poco per stare bene.

Noi parleremo però di ciò che è meno ovvio, ovvero dell’effetto segreto che nessuno ti dice; cioè che mangiando meno assumi anche meno proteine. Quindi qual è la maggior conseguenza di mangiare meno? Il fatto che si consumano meno proteine.

Se guardiamo a popolazioni antiche migliaia di anni come per esempio gli Hunza che vivono in Asia, scopriamo che vivono vite molto lunghe e sane ( la media di vita tra i 120 e i 140 anni ) consumando una bassa quantità di proteine e consumando una dieta prettamente vegetariana. Basti pensare allo stile di vita degli italiani 70 anni fà: consumavano grandi quantità di pasta e cereali e pochi prodotti animali.

I cinesi facevano la stessa cosa con il riso… e vivevano in salute. Questo prima che il consumo di carne, uova e latticini diventasse così intenso e largamente diffuso. Non vivevano certo al massimo delle loro potenzialità, ma l’incidenza delle malattie croniche e degenerative non è neanche da paragonare con quella attuale.

Il corpo umano può facilmente convertire i grassi in carboidrati e viceversa come effetto della maggiore o minore richiesta da parte del metabolismo, creando energia da entrambi. Questo non succede con le proteine.

Le proteine sono un elemento differente dagli altri due in quanto contengono un atomo detto azoto. Il corpo deve mettere in atto dei processi dispendiosi in termini di energia per metabolizzare l’azoto.

Così gli scarti della combustione delle proteine inquinano le cellule… e la nostra salute dipende dalla pulizia interna. Noi soffriamo se abbiamo troppo azoto nel sistema.

E’ stato scoperto che la media degli uomini perde da 25 a 35 grammi di proteine al giorno. Questo è l’ammonatre di cui abbiamo bisogno per ribilanciare il sistema. Senza contare le popolazioni indigene nominate in precedenza che vivono benissimo assumendone anche una quantità inferiore.

Ma come fanno con una quantità così bassa? La risposta è: riciclando. Se mangi meno ricicli di più e il tuo sistema è più efficiente.

Addirittura la FAO e altre organizzazioni mediche internazionali hanno accettato come necessari non più di 30 – 40 grammi di proteine al giorno. L’italiano medio, con il suo stile di vita odierno ricco di cibi animali, consuma anche oltre 100 grammi di proteine di proteine al dì, danneggiando irrimediabilmente la sua salute.

Invece per quanto riguarda i vegani? Abbiamo stimato che mediamente un uomo che pesa da 70 a 80 kilogrammi, che sia vegano stretto e consumi solo frutta, verdura, semi , noci e qualche cereale e legume, ha un introito giornaliero da 40 a 70 grammi di proteine.

La differenza tra le proteine animali e vegetali è che le prime vengono dette “complete” o globulari. Globulari significa  che il corpo umano deve svolgere un gran lavoro e spendere energia per scomporle in aminoacidi, i quali vengono poi effettivamente assorbiti nel flusso sanguigno.

A differenza dei minerali, gli aminoacidi non competono tra di loro per essere assorbiti. Perchè? Perchè nell’alimentazione umana dovrebbero essere scarsi, quindi vengono classificati come estremamente importanti.

Negli ultimi migliaia di anni la struttura del dna umano è cambiata di poco o niente e il nostro metabolismo è strutturato per accumulare gli aminoacidi e i grassi quando abbondano in vista di periodi di scarsità. Oggi però consumiamo ogni giorno grandi quantità di cibo, restandone avvelenati.

L’uomo non è fisiologicamente nè chimicamente strutturato per assorbire le proteine animali; infatti queste creano una forte acidosi all’interno dell’organismo , il quale, per evitare il terribile fenomeno dell’acidificazione del sangue, preleva minerali come il calcio dalle ossa ( osteoporosi ), e dal cuoio capelluto ( calvizia ) per esempio.

Quindi consumando molte proteine necessitiamo di più minerali, considerando però che i cibi odierni inscatolati, denaturati, cotti, ecc sono carenti di minerali, siamo nei guai!!

Ora consideriamo alcuni fatti:

  • il latte materno ha solo da 1,8 % a 6 % di proteine, ed è il periodo in cui cresciamo di più;
  • tutti gli aminoacidi essenziali sono presenti nei vegetali a foglia verde, senza eccezione;
  • in una tazza di spinaci ci sono 5 grammi di proteine in forma di aminoacidi altamente assimilabili;
  • questi aminoacidi sono completi più di qualunque polvere proteica in commercio;
  • 100 calorie di broccoli contengono 11,4 grammi di proteine, mentre 100 calorie di manzo solo 6,3.

 Purtroppo le verdure a foglia verde non sono considerate una fonte di proteine eccellente dall’industria casearia, ci viene detto che sono carenti. Bisognerebbe chiedere al gorilla o all’elefante come fanno a sostenersi con una dieta così carente… ;-)

Negli ultimi decenni ci è stato fatto il lavaggio del cervello sulla quantità di proteine di cui abbiamo realmente bisogno, così che se sei un salutista o un appassionato del fitness acquisti prodotti naturali ricchi di proteine.

Non è triste questo? Chi vuole stare bene e segue i “guru” del welness e della salute consuma ancora più proteine della persona comune, in attesa di un effetto quasi miracoloso.

In effetti un eccesso di proteine subito crea un effetto stimolante e la falsa sensazione di benessere in quanto il metabolismo accelera nel tentativo di eliminare tutto lo scarto tossico; ma in seguito si paga il caro prezzo di un corpo pieno di acciacchi e pesantemente avvelenato.

Il mito delle proteine è stato così bene inculcato nell’inconscio collettivo che anche se sei vegetariano o vegano vieni messo in una situazione di mancanza: “scusate, sono vegano, ma consumo tanta soia, seitan e prendo polveri naturali ricche di proteine…”.

Un altro errore in cui cade spesso il vegetariano medio è quello di dover combinare gli alimenti come grano e legumi per avere proteine complete. Questo è stato provato essere incorretto, perchè abbiamo il pool aminoacidico completo nel corpo e nel fegato e perchè nessuno mangia solo mais durante la giornata e appunto nei 3 o 5 pasti giornalieri copriamo abbondantemente il fabbisogno proteico; anche il vegano stretto che consuma solo frutta, verdura, semi e noci.

Tutto ciò è stato fatto appositamente per far sentire i vegetariani e i vegani fuori posto, strani e insicuri. In questo modo le industrie hanno avuto successo convincendoci di aver bisogno di cibi iperproteici; di conseguenza compriamo barrette, polveri vegetali, superfood e integratori… e non facciamo meglio di coloro che negli anni ’60 compravano le sigarette pensando che fossero buone per loro perchè c’erano studi medici che dimostravano come le sigarette facessero bene e tutti fumavano; stessa cosa oggi con le proteine.

Poi ci ammaliamo e facciamo la fortuna di altre industrie

Per ultima cosa vorremmo aggiungere un appunto per gli sportivi: anche i bodybuilders più forti non acquistano più di 10 grammi di muscoli sotto forma di proteine al giorno, e siamo generosi.

Quindi se hai bisogno  da 25 a 40 grammi di proteine al dì, più 10 grammi per la palestra, fanno 35 – 50 grammi, e siamo molto generosi. Se mangi abbastanza frutta, verdura, semi, noci, cereali e legumi, coprirai abbondantemente questo fabbisogno.

Approfondiremo questo discorso in un articolo specifico per gli sportivi.

Riassumendo:

  • L’ESSERE UMANO NECESSITA DI POCHE PROTEINE PER STARE IN SALUTE, DA 20 A 40 GRAMMI DI PROTEINE AL DI';
  • MENO PROTEINE ASSUMI E PIU’ STAI IN SALUTE;
  • IL CORPO RICICLA BENISSIMO E NON DEVI COMBINARE GLI ALIMENTI PER AVERE TUTTI GLI AMINOACIDI AD OGNI PASTO;
  • FRUTTA E VERDURA CONTENGONO GLI AMINOACIDI ADATTI AL CONSUMO UMANO;
  • LE PROTEINE ANIMALI SONO FORTEMENTE ACIDIFICANTI E DIFFICILI DA SCOMPORRE E ASSORBIRE;
  • POLVERI, INTEGRATORI E SUPERFOOD SONO INUTILI E DANNOSI;
  • LO SPORTIVO ACQUISTA AL MASSIMO 10 GRAMMI DI PROTEINE SOTTO FORMA DI MUSCOLI AL GIORNO.

Sei ancora convinto che ti servano kili di proteine per stare in piedi e portare avanti le tue attività quotidiane al meglio? Chi scrive ha adottato da diverso tempo un’alimentazione vegana prettamente crudista e ne ha tratto solo il meglio in termini di lucidità, salute, energia e spiritualità…

Quindi la prossima volta che qualcuno ti chiede spaventato: “Ma come fai con le proteine?“, tu saprai esattamente cosa rispondere: “Come eviti tu l’eccesso? Come eviti tu di rimanere avvelenato da troppe proteine?”.

 

 

Il mito della B12: ecco come evitare ogni carenza   Un articolo di Domenico Drovetti    

 


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Nella prima parte di questo importante articolo, abbiamo visto come sulla vitamina B12 circolino in rete e nel mondo vegan 2 miti principali da sfatare e soprattutto abbiamo visto come sia importante spostare l’attenzione dalla carenza di B12 alla sua corretta assimilazione piuttosto.

 

In questa seconda parte andremo a scoprire:

  • la verità sugli integratori di B12 e perché la biomedicina ha spinto così tanto per spaventare sulla carenza di B12;
  • quali alimenti vegetali contengono B12 e come integrarli nella dieta vegana;
  • come ripristinare una buona flora batterica intestinale che permetta l’assorbimento o la sintesi della B12;
  • qual è l’integratore migliore che troviamo sul mercato per sopperire, se necessario, ad una carenza…

Quello che più ci sta a cuore scrivendo questo articolo è mettere in guardia il lettore dal fattore che può incidere maggiormente sulla questione B12: la paura!

Esatto, indipendentemente da valori, misurazioni e livelli di B12, la paura ed il timore sparso appositamente dalle case farmaceutiche, rischiano davvero di creare sintomi e paranoie ingiustificate; il 99% delle persone vegan che conosciamo godono di ottima salute, si godono la vita e sono energiche e positive… Perchè quindi preoccuparsi eccessivamente?

 

Il fattore critico più importante: la digestione!

 

Quello che purtroppo non viene considerato quando si parla di dieta, anche vegana ed assorbimento di B12 è proprio di curare al massimo la digestione! Quando si manifesta una carenza di cobalamina, questa non è mai da sola: ogni carenza è sempre multifattoriale e dipende per lo più da una cattiva digestione-assimilazione-eliminazione.

Qual è il fattore più importante per avere una buona digestione ed una buona flora batterica? Seguire una dieta vegan crudista e lasciare andare le tensioni emotive!!

Quello che i prescrittori di integratori inutili e farmaci è proprio il fatto che seguire una tipica dieta ricca di prodotti animali rende molto più difficile l’assorbimento della vitamina B12, proprio perché porta ad una atrofia digestiva!

La persona vegan crudista riesce ad ottenere la maggior parte della propria B12 dal riassorbimento della bile e da frutta e verdura non sterilizzate e cresciute in terreni biologicamente puri.

L’azione più importante che un vegan dovrebbe fare per assicurarsi di evitare ogni carenza è proprio quella di ottimizzare la propria digestione, come spieghiamo nel nostro audiocorso sui 10 cibi vegetali più salutari per l’uomo…

 

Come ripristinare la flora batterica intestinale


La flora batterica intestinale è letteralmente il quartier generale della nostra salute. La nostra salute psicofisica dipende dalla quantità e ricambio della flora batterica “buona”. Non a caso, la maggior parte dei comportamenti che abbiamo fin dalla nascita la distruggono e la mettono in seria difficoltà e non a caso siamo sempre più malati e scarichi di energia.

Ecco un buon elenco di azioni che permettono la rigenerazione della nostra flora batterica intestinale, con un conseguente aumento della capacità di assorbire e metabolizzare la B12 di cui abbiamo bisogno:

  • dieta vegan crudista alcalinizzante e possibilmente biologica e non sterilizzata;
  • estratti di frutta e verdura freschi e ben combinati;
  • forte presenza di verdura a foglia verde scuro cruda e succhi ricchi di clorofilla;
  • digiuni anche brevi alternati a bagni di sole;
  • utilizzo di enzimi e probiotici vegetali naturali, biologicamente attivi e utilizzabili dall’organismo;
  • yoga, meditazione…. yoga ,meditazione e tecniche di rilassamento..

 

Una situazione sempre più sterile e pericolosa

 

Ma allora, se quello che viene affermato in questo articolo è vero, perchè alcune persone vegane risultano carenti di vitamina B12?

La risposta è presto data, ed è un qualcosa che pochi prendono in considerazione: il mondo in cui viviamo è cambiato considerevolmente e noi non facciamo più una vita naturale.. Anzi completamente lontana dal naturale!

Quello che dobbiamo considerare è il fatto che purtroppo, la situazione dei terreni in cui vengono coltivate frutta e verdura stano diventando completamente deprivati di minerali ed enzimi!! Questa è una situazione allarmante, in quanto, a causa della coltivazione intensiva, degli OGM, della mancanza di rotazione pluriennale delle culture e il massiccio impiego di pesticidi, i terreni sono stati deprivati dei minerali e degli enzimi necessari a produrre frutta e verdura biologicamente ricche di tutte le sostanze necessarie al nostro sostentamento, compresa la B12, come dovrebbe essere in Natura.

 

Integratori di B12 completamente inefficaci e anche pericolosi

 

In una situazione precaria come quella descritta non c’è da stupirsi del fatto che alcune persone che seguono una dieta vegan, che quindi stanno affrontando un cambiamento importante a livello biochimico e stanno cercando di ritrovare un’omeostasi migliore, ma che si trovano a consumare frutta e verdura di bassa qualità in un ambiente privo di minerali ed enzimi, possano sviluppare una carenza di B12!

La cosa curiosa però, è che, secondo gli ultimi studi effettuati oltreoceano, anche gli integratori di B12, basati su cianocobalamina e largamente commercializzati son inefficaci, pericolosi e possono addirittura aggravare o al limite mascherare il problema di carenza..

Una testimonianza molto interessante sul caso B12 ed integratori viene proprio dal dottor Giovannetti, che spiega come dal 1970 in poi, le case farmaceutiche hanno spinto senza scrupoli, i medici a prescrivere integratori di vitamina B12, vitamina che guarda caso è lo scarto chimico di lavorazione della streptomicina, molecola utilizzata diffusamente per curare la tubercolosi ed altre infezioni!!

Da notare come gli integratori di B12 commercializzati in Italia sono in forma di cianocobalamina, una forma non biodisponibile per il corpo umano..

Per scomporre la cianocobalamina, il corpo umano deve espellere residui di cianuro, sostanza velenosa e pericolosa!! In questo modo, oltre a costringere il corpo ad un lavoro di assorbimento difficoltoso, lo si carica di ulteriori sostanze tossiche, un cattivo affare per chi già soffre di carenze!!

 

Quale integratore scegliere in caso di carenza

 

Considerando che vi è chi consiglia in via definitiva gli integratori e chi invece dogmaticamente vi si oppone, in questo caso crediamo che la verità stia nel mezzo..

Idealmente, conducendo una vita relativamente tranquilla, non assumendo caffeina o nicotina e consumando una dieta vegana ricca di frutta e verdura biologica, non si dovrebbero verificare carenze.

Abbiamo visto però quanto la nostra società e l’ambiente circostante siano molto lontani da una vita ideale con la natura, e quindi, a volte, può rendersi necessaria la necessità di integrare la vitamina B12, soprattutto per chi scende sotto livelli di 100 mg nel sangue..

L’integratore che, al momento, risulta più efficace è sotto forma di metilcobalamina, una forma assorbibile dal corpo umano. Al momento questo tipo di integratori non vengono commercializzati in Italia, ma sono utilizzati negli USA dai crudisti vegani più attenti ed informati sull’argomento ( sicuramente un’ottima alternativa alle iniezioni di B12, a nostro avviso troppo invasive e da considerarsi alla strenua di situazioni di emergenza!!)

 

Quali cibi vegetali contengono B12?

 

Oltre alla frutta e verdura biologica, chi segue una nutrizione vegana stretta può considerare di “integrare” la propria dieta quotidiana con alcuni o tutti questi alimenti vegetali che contengono infinitesimali livelli di vitamina B12:

  • alghe, in particolare la clorella: tutte le alghe, come abbiamo parlato QUI, contengono una forma di vitamina B12, al momento ritenuta però poco assimilabile dal corpo umano. Studi ancora non confermano a pieno questa validità, però diverse persone testimoniano di aver risolto i propri problemi di carenza di B12 assumendo integratori naturali di alga clorella cresciuta in acque non contaminate;
  • salsa marmite; questa salsina molto salata e utilizzata in Inghilterra, viene ottenuta dalla fermantzione del lievito e contiene effettivamente livelli di B12, Può essere utilizzata come un ulteriore rinforzante di vitamine del gruppo B, compresa la B12.
  • piante spontanee e radici, proprio per la loro incredibile qualità di essere cresciute in terreni realmente biologici, hanno sviluppato lunghe radici per poter crescere e sopravvivere; questo ha dato loro la possibilità di assorbire e trasformare una quantità di minerali, vitamine ed enzimi nettamente superiore alla frutta e verdura, anche biologica di cui ci nutriamo ogni giorno, e ci possono fornire un pronto aiuto nel sopperire a carenze di vario tipo.

 

Conclusioni

Abbiamo scritto questo articolo con l’obiettivo di fare chiarezza sull’argomento vitamina B12 in modo che chi si trova a fare una scelta così importante per la propria salute come passare ad uno stile di vita vegan, possa trovare un quadro più chiaro e utilizzabile per ottenere il massimo della salute.

Come sempre, incoraggiamo ognuno a prendersi la responsabilità della propria salute, mettendosi in contatto più intimo col proprio corpo e, mettendo in atto le strategie menzionate in questo post, potrà ottenere equilibrio, energia e maggior sicurezza sul cammino scelto…

 

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Ogm o biologico? Cibo industriale o a chilometri zero? Cosa si nasconde dietro l'etichetta? E ancora, l'alimentazione vegetariana o vegana è pericolosa per la salute? E che impatto ha sul nostro pianeta? In questo spazio affronteremo questi e molti altri temi, consapevoli che siamo davvero quello che mangiamo, ma anche che non abbiamo alcuna idea di cosa si nasconda dietro le confezioni di cibo dei nostri supermercati.