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La rivoluzione industriale e il "futuro a costo 0"
La ricetta di Jeremy Rifkin per uscire dalla crisi.
Ognuno di noi diventerà sempre di più "prosumer", cioè produttore e consumatore di energia, informazioni e persino oggetti. Grazie a una Rete sempre più diffusa che ci permetterà di condividere tutto. Una trasformazione già in corso che potrà riportare il benessere in Italia e in Europa. Il grande economista spiega la sua formula.

 

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Alvin Roth 

Premio Nobel 2012 per l'economia

 

Un futuro vegano, parola di economista

 


 2014, una scelta di vita rivoluzionaria!

Alvin Roth, premio Nobel per l'economia, docente all'Università di Pittsburgh e professore presso l'Harvard Business School, ha dichiarato in un'intervista che il veganismo, ossia il rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali, diventerà il paradigma principale in un futuro prossimo. 

Nell'ultimo numero della rivista TIME, il giornalista Joel Stein ha rivelato alcune delle previsioni di Roth per il 2014: "mangiare carne potrebbe diventare ripugnante" per la popolazione generale.
Ripugnanza significa che le persone rifiutano e si oppongono, in maniera decisa e spontanea, a realtà che non vengono più considerate normali e moralmente accettate. 

La consapevolezza dell'esistenza degli allevamenti intensivi, il dolore degli animali e la preoccupazione per la propria salute, ogni giorno diventano più diffuse. E' del tutto possibile che il consumo di carne diventerà presto l'eccezione e non la norma, sostiene il professore e continua:
"Gli americani si sentono giustificati nel criticare i giapponesi perchè cacciano e mangiano balene e delfini. Pensiamo che delfini e balene siano intelligenti, ma lo sono anche le mucche. Entrambe le specie sono ugualmente specie sociali, intelligenti, fornite di personalità distinte e ricche di emozioni.
Il modo in cui la nostra società accetta di mangiare uno e rigetta l'altro non ha basi razionali."

Intervista esclusiva a Alvin Roth sul futuro del cibo


  leggi l'intervista in inglese

 

Serge Latouche: crisi e decrescita felice

 

Il filosofo ed economista francese Serge Latouche, ci racconta la sua idea di crisi, analizzando il rapporto tra ecologia, economia e filosofia. Durante la conferenza, svoltasi presso l'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Roma Tre, è emerso che quello che sta accadendo in campo ambientale, economico e sociale, è il risultato di una concezione di progresso che non tiene conto dei limiti naturali e temporali e che alla cooperazione sostituisce la competizione ed il conflitto. Secondo Latouche, invertire la rotta prima di emergenze e disastri a cui potrebbero corrispondere svolte autoritarie forse è ancora possibile, ma ciò implica un cambiamento culturale ed una presa di coscienza urgente e di portata globale.

Il Decalogo per la Decrescita Felice:


1. Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani.
2. Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra.
3. Ridefinire il proprio rapporto con i beni e con le merci.
4. Ricostruire le interazioni sociali attraverso la logica del dono
5. Fare comunità. 
6. Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”. 
7. Ripensare l’innovazione tecnologica. 
8. Esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future. 
9. Ridefinire il proprio rapporto con il lavoro.
10. Diffondere i principi del Movimento per la Decrescita Felice in ambito po­litico. 



“Il futuro è l’artigianato: il lavoro non si cerca, si crea”


L’uovo di Colombo per la crescita italiana è l’artigianato. Oltre a rappresentare una grande risorsa, è anche una scelta di vita appagante e da valorizzare. Non a caso, nel paese innovatore per antonomasia, cioè gli Stati Uniti, la causa dei “makers”, di coloro che si fanno le cose da soli, sta guadagnando sempre più consensi. Lo spiega a Linkiesta Stefano Micelli, docente di Economia all’Università Ca’ Foscari, autore di un saggio dal titolo provocatorio: Futuro Artigiano. Micelli ricorda la frase del rettore di Harvard in un film: «Qui i laureati pensano che sia meglio inventarsi un lavoro che trovarne uno».

 

“SVILUPPO SOSTENIBILE, GREEN ECONOMY E GREEN JOBS”

 di Sabina Galleri

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